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Aprile 15

Il 2020, l’export e l’agroalimentare italiano

Il settore agroalimentare italiano sta registrando, negli ultimi anni, una buona crescita sul mercato estero, già nel 2019 è stata riscontrata una crescita del 4,4% delle esportazioni con vendite di oltre 19 miliardi di euro.

Nonostante l’anno particolare per l’economia globale, dai dati rilevati dal Monitor sui distretti agroalimentari di luglio 2020 di Intesa San Paolo, si può affermare che questa tendenza di crescita non si è affatto arrestata nel primo trimestre dell’anno. Infatti si è raggiunta una soglia di 5,1 miliardi di esportazioni, che rappresenta un aumento del 9,3% rispetto al primo trimestre 2019.

Approfondendo i numeri, bisogna fare un focus sui prodotti e sulle zone di destinazione in cui è avvenuta questa crescita.

“La verità è nel vino”

Pasta e dolci sono stati i prodotti che hanno contribuito maggiormente alla crescita delle esportazioni in questo settore, ma il primato italiano nelle esportazioni resta quello del vino.

Solo nel primo trimestre 2020 il settore ha prodotto 1,3 miliardi di euro con una crescita pari al 6,17% rispetto all’anno precedente, mentre pasta e dolci, secondi e terzi nella classifica delle principali forze trainanti l’export del made in Italy, superano il miliardo di euro che corrisponde a un incremento del 27,6 %. Questo dato della filiera deriva anche dal periodo lockdown, in cui i prodotti di prima necessità sono stati i più acquistati a livello globale.

Nel primo trimestre 2020 l’export italiano di vino è cresciuto sia in volume (+6%, a 5,1 milioni di ettolitri), sia in valore (+5%, a 1,5 miliardi di euro). A rivelarlo è un’analisi di Unione Italiana Vini: una performance tendenzialmente positiva, ma che deve va inserita in un contesto di forte instabilità, caratterizzato da eventi (Covid-19) e circostanze (tariffe americane) che hanno inciso e continueranno ad in maniera molto forte sulla regolarità delle spedizioni italiane.
Negli Stati Uniti, per esempio, la prospettiva di nuove tariffe sui vini europei ha spinto gli operatori a incrementare fortemente a inizio anno gli acquisti di vini di fascia alta, in particolare vini Dop piemontesi (+8%), toscani (+20%) e veneti (+16%).

Tuttavia sarebbe prudente considerare qualche ridimensionamento nel trend nel corso dell’intero 2020; questo rallentamento preventivabile si stabilisce su una situazione interna che deve smaltire gli effetti di tre mesi di lockdown, con un settore di sbocco importante, quello Horeca, avviato su una lunga e problematica strada di convalescenza.

Non solo Vino

Altre filiere in tendenza positiva sono:

  • carne e salumi (+10,1%);
  • riso (+12,3%),
  • conserve (+5%),
  • latte (+ 4,6%),
  • olio (+ 3,6%),
  • distretti agricoli (+ 1,8%).

Un piccolo passo indietro è stato subito solo dai prodotti ittici ma, la causa di questo segno meno, può essere determinata dalla poca richiesta di questi prodotti dal mondo della ristorazione durante il lockdown.

L’effetto del Covid-19 nel primo trimestre 2020

Passando alle aree di destinazione di questo mercato, si può chiaramente rilevare che la maggior parte dei paesi in cui si esportano i prodotti agroalimentari possiedono basi economiche ben sviluppate. Infatti le economie emergenti, dopo un primo picco di crescita, hanno avuto un’inversione di rotta, sicuramente derivato dalle problematiche relative al periodo pandemico Covid-19.

Entrando nel dettaglio, le esportazioni verso la Germania (primo partner commerciale in questo ambito) sono cresciute dell’ 11,5 % rispetto allo scorso anno soprattutto nell’export di prodotti agricoli. Gli USA hanno avuto una crescita del 9% di cui prevale la richiesta della filiera vinicola; altro paese di destinazione in cui sono in crescita i tassi di esportazione agroalimentare, è la Francia con un + 20% solo nel primo trimestre 2020.
L’unica tendenza contraria è stata subita dall’export verso il Regno Unito con un calo del 3,8%, ma questo è assoggettabile alla questione Brexit.

In conclusione, questi dati sulle esportazioni del mercato agroalimentare, letti alla luce delle modifiche di abitudini e delle chiusure di determinati settori a causa del lockdown italiano e successivamente globale, sono da considerare come ottimi risultati di settore.


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